Ci sono quattro date che più di altre scolpiscono la storia secolare del Palio di Asti: il 1275 a cui risale la prima menzione certa della corsa, il 1929 quando dopo decenni di alterne vicende, la manifistazione riprende “secondo le antiche tradizioni” e, per finire, due momenti più recenti: il 1967, anno della rinascita dopo un’interruzione di tre decenni e il 1988 che segna lo spostamento della sede della corsa da Campo del Palio (un tempo piazza Emanuele Filiberto) in piazza Alfieri dove si svolge tutt’ora.

Sette secoli di vicende, anche turbolente, durante i quali il Palio ha consentito di leggere, come in un grande libro “vivente”, storia e costume della città.

Fu lo “speziale” Guglielmo Ventura a tramandare nel tempo la notizia più lontana della manifestazione. Scriveva Ventura: “Dopo questi fatti vennero gli Astesi in Alba a San Francesco e distrussero vigne e alberi e proprio alle porte della città si svolse la corsa del Palio come suole farsi in Asti nella festa di San Secondo e ciò avvenne nel giorno di San Lorenzo del 1275”.

Ma bisognerà attendere il 1688, come scrive l’astigiano Venanzio Malfatto nel volume “Il Palio di Asti” per avere una completa documentazione statutaria che fissi le norme che regolano la complessa manifestazione.

A quell’anno risale infatti un documento costituito da dodici articoli antenato dei complessi e talora discussi regolamenti attuali.

I premi sono: il drappo del Palio al primo arrivato, la borsa al secondo, gli speroni al cavallo giunto terzo, il gallo vivo al quarto, l'”inchioda” (acciuga) all’ultimo. In tempi recenti con l’allargamento del numero dei finalisti, si aggiungerà la coccarda: alla “maglia nera” della corsa resterà comunque sempre l’ironica acciuga.

Un apporto fondamentale alla conoscenza del Palio dei secoli passati, viene offerto dal minuzioso lavoro di cronista di Stefano Incisa (1742-1819) che riportò in vivaci resoconti lo svolgimento delle corse.

Citiamo un breve passo di quella svoltasi giovedì l’11 aprile 1793. Annota Incisa: “Si fece finalmente la corsa, che, quest’anno, fu più per tempo che gli altri anni. Il primo fu il Reboà, per la Concezione di Baldichieri. Il secondo cavallo dei Sergenti delle Milizie, sotto l’invocazione della Santissima Vergine del Rosario col paggio Rissone, detto Pinetto, che aveva coccarda mezza verde e mezza rossa, legata con bindellino bianco…”.

Le cronache ricordano che nel 1861 la corsa si svolse in “tondo” sulla nuova piazza del mercato (oggi Campo del Palio).

Prima i fantini si davano battaglia alla “lunga” dal “pilone” fuori porta San Pietro sulla via Maestra (l’attuale corso Alfieri), sino all’altezza di Palazzo Ottolenghi.

Il Palio di Asti ha conosciuto anche anni di totale “oscuramento”; ma nel 1929, la competizione riparte dopo 67 anni di oblio. A volere la rinascita del Palio fu il Podestà, Vincenzo Buronzo. La corsa torna nuovamente alla “lunga”, ma non più sul tracciato antico, bensì lungo il nuovo corso Dante che portava agli sbocchi Nord della città.

L’anno seguente e sino al 1935 ultimo anno di svolgimento del Palio prima di una nuova interruzione che si protrarrà dal ’36 al 1966, la corsa si disputa invece in piazza Emanuele Filiberto (oggi Campo del Palio).

Dal 1929 al ’35, per ben tre volte vinse Santa Maria Nuova, la Signora del Palio e in due edizioni tagliò per primo il traguardo il fantino Pietro Viarengo (San Pietro 1930, Ponte Tanaro nel 1933). Nel 1931, alla presenza di 70 mila spettatori (come riporta il settimanale “Il Cittadino”) assistettero al Palio anche i Principi di Piemonte (il drappo andò a Viatosto, col “paggio” Giovanni Curti). Sono anni di nuovo entusiasmo, ma una imposizione romana obbliga gli astigiani a lasciare il nome Palio ai senesi, sostituendolo con certame cavalleresco. Un diktat che prelude al nuovo abbandono.

Passano altre tre decenni e nel 1967 il Palio rinasce una volta ancora.

Si corre in piazza Emanuele Filiberto dove sono state innalzate tribune con 5 mila posti a sedere e grandi parterre. Seicento i figuranti “la più bella gioventù astese” si diceva in quegli anni, centomila spettatori, mentre un’emozione intensa e irripetibile attraversa la città in quel lontano 24 settembre di 30 anni or sono. La grande piazza resterà sino al 1988 la sede della corsa. In quell’anno il Palio si sposterà nella vicina piazza Alfieri, per cercare nuovi effetti scenografici ed emozioni più intense.

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